LA CITTÀ SENZA NOME (Terza parte)



Circa 30 anni dopo, il documentarista americano Nicholas Clapp si propose di realizzare una serie di filmati sulle città scomparse, prima tra le quali spiccava la mitica Ubar o Iram delle Colonne. La ricerca di Ubar da parte di Nicholas Clapp iniziò dopo aver letto il libro di Thomas “Arabia Felix”.


Stimolato dai riferimenti di Thomas alla città perduta di Ubar, iniziò la sua ricerca nella biblioteca dell'Università della California a Los Angeles, e trovò una mappa del secondo secolo d.C. del geografo alessandrino Claudio Tolomeo che mostrava un posto chiamato "Omanum Emporium". Clapps pensò che l’Omanum Emporium dovesse essere un centro di raccolta dell’incenso situato sulla rotta tra il Dhofar e la regione del Mar Mediterraneo, e che potesse essere il luogo dove si trovava la città di Ubar.


Ma la posizione indicata nella mappa di Tolomeo poneva l’Omanum Emporium molto al di fuori della zona di produzione. Clapp, convinto che vi fosse un nesso tra l’Omanum Emporium e la Città Perduta non si accontentò della mappa di Tolomeo, consapevole del fatto che l’originale fosse andato distrutto nel grande incendio della biblioteca di Alessandria al tempo del conflitto tra l'imperatore Aureliano e la regina Zenobia di Palmira, verso il 270, e che quella che aveva davanti agli occhi non fosse altro che una restituzione dei dati raccolti da Tolomeo fatta da un monaco amanuense nel XV secolo, riprese le coordinate del luogo dagli appunti originali per scoprire che il monaco che li aveva riportati si era semplicemente confuso invertendo le cifre delle coordinate originali, pertanto la collocazione dell’Omanum Emporium risultava più ad ovest di come mostrava la mappa, al margine del ventaglio di produzione della preziosa resina d’incenso.

L’esperienza precedente che aveva permesso l’identificazione di importanti resti Maya tramite l’analisi delle immagini aeree, convinse Clapp a contattare il Jet Propulsion Laboratory della NASA per ottenere le prime immagini satellitari del Dhofar disponibili per usi non militari. Le immagini, analizzate dal geologo della NASA Ronald Blom con un sistema di sottrazione del colore, rivelarono antiche piste carovaniere nascoste sotto le sabbie del deserto. Le immagini mostravano una moltitudine di piste che si dipanavano dalla regione di produzione dell’incenso per convergere in un unico punto dal quale una sola pista si distaccava verso ovest.


Si formò quindi una squadra di ricerca guidata dall’archeologo Juris Zarins della Missouri University, che aveva costruito la sua esperienza in decenni di ricerche archeologiche tra le dune del Rub’ al Khali. La prima missione di ricerca venne organizzata da George Hedges, avvocato di Los Angeles appassionato di archeologia, perfetto organizzatore, dalle infinite risorse umane ed intellettuali, del quale noi tutti che lo abbiamo conosciuto sentiamo fortemente la mancanza, e comprendeva, tra gli altri, l’esploratore inglese Ranulph Fiennes, all’epoca al servizio delle Forze Armate del Sultano dell’Oman. Nel febbraio del 1992 il team di studiosi si recò nel punto indicato dalle immagini satellitari al confine tra l’altopiano predesertico del Nejd e le grandi dune di sabbia del Rub’ al Khali. (continua...)

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