SHADDAD BIN AAD - IRAM E IL SUO PARADISO


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Un uomo chiamato Abdullah bin Qalabah partì alla ricerca di un suo cammello che era scappato nel deserto. Lo stava cercando tra le alte dune quando vide una città circondata da mura. All’interno si vedevano molti magnifici palazzi ed ognuno di essi era ornato da bandiere. Pensò che la città fosse abitata e che forse qualcuno aveva visto il suo cammello ma non vide nessuno entrare o uscire dalla città.


Si avvicinò, scese dal cammello, lo legò ad un arbusto, ed entrò nella città attraverso una porta. Oltre alla prima porta ne vide altre due più grandi, non aveva mai visto porte piu’ grandi e piu’ belle di quelle. Erano fatte di legni profumati ed intarsiate con zafferano e rubini rossi che illuminavano le case intorno con la loro luce.


Abdullah era sorpreso ed incantato da questa citta’ meravigliosa in mezzo al deserto del Rub al Khali. Aprì le porte ed entrò nella città. I palazzi avevano colonne fatte di smeraldi e rubini, ogni palazzo aveva finestre ed ogni finestra ne aveva un’altra sopra ad essa. Le finestre erano d’oro, argento, perle, rubini e smeraldi. Le porte dei palazzi, come le porte della città, erano di legno profumato e decorato con rubini. I pavimenti dei palazzi erano di perle, muschio e zafferano. Quando vide questi edifici, non trovando nessuno si spaventò. C'erano aiuole fiorite su tutti e quattro i lati di quei palazzi.

C’erano alberi dai quali pendevano frutti maturi. Freschi ruscelli scorrevano tra le piante dei giardini. Penso’ che fosse il paradiso che Allah ha promesso ai fedeli e ringraziò Dio per avergli mostrato il Paradiso in terra.


Raccolse quanto più poteva delle perle, muschio e zafferano che erano sparsi come sabbia nelle stanze dei palazzi, ma non riuscì a rimuovere nemmeno un singolo smeraldo o rubino perché erano fortemente montati sulle pareti e le porte. Poi uscì, montò il suo cammello e raggiunse lo Yemen dal quale era venuto, mostrò le perle, lo zafferano ed il muschio che aveva raccolto e raccontò quello che aveva visto. Vendette alcune perle e la notizia si diffuse. Quando arrivò a Muawiyah bin Abi Sufyan, egli mandò un messaggero al governatore di Sanaa e convocò la persona che aveva trovato la magnifica citta’ senza nome. Così Abdullah bin Qalabah ando’ da Muawiyah che gli chiese della città e cosa avesse visto in essa. Egli raccontò di come si era trovato in quel posto e di cosa avesse trovato, gli mostrò le perle, il muschio e lo zafferano che aveva raccolto e disse: "Per Dio, anche Sulaiman bin Dawood non aveva una città così".


Muawiyah chiamò Kaabul Ahbar e disse: "O Abu Ishaq! Avete ricevuto le informazioni su una città in questo mondo, in oro e argento? Le sue colonne sono fatte di rubini e smeraldo ed i suoi palazzi e finestre sono fatti di perle. Nei suoi giardini fioriti scorrono ruscelli e fiumi?"


Kaab disse: "Sì, una città così è stata costruita da Shaddad bin Aad (Shaddad figlio di Aad, figlio di Shem, figlio di Noha). È Iram Dhatul Imad, che è stata lodata dall'Onnipotente Allah che dice nel libro rivelato al suo Messaggero che nulla è stato creato così."

Muawiyah disse: "Dimmi" e Kaab disse: "C'era una persona chiamata Aad-e-Ula. Aveva due figli: Shadeed e Shaddad. Quando Aad è morto, entrambi i suoi figli sono diventati re e sono venuti al potere tanto che tutti in oriente e in occidente hanno cominciato a obbedirli. Shadeed è morto prima e Shaddad è diventato il re assoluto. Shaddad ha vissuto per nove secoli.

Amava molto i libri. Quando parlava di Paradiso diceva che ci sarebbero stati edifici di rubini, smeraldi e perle, egli desiderava fare un tale paradiso in questo mondo. Ha nominato cento persone per il suo lavoro e ha nominato mille persone per aiutare ognuno di loro e ha ordinato: "cercate il terreno migliore e più ampio per fare una città d'oro, argento, rubini, smeraldo e perle con pilastri di smeraldo. Costruite palazzi in questa città e fate finestre in oro e costruite altre finestre sopra alle prime. Coltivate alberi di tutti i frutti sotto quei palazzi e fate scorrere ruscelli tra gli alberi come ho letto nei libri sul Paradiso. Voglio costruire una città simile in questo mondo.


Quelle persone dissero: "Da dove otterremo tanti gioielli, oro e argento per fare una città come quella che ci comandi? Shaddad disse: "Forse non sapete che tutti i paesi del mondo sono sotto il mio controllo." La gente disse: "Sì, lo sappiamo", Egli disse: "Andate e nominate un gruppo su ogni miniera di oro, argento e pietre preziose in modo che raccolgano quanto occorre. Inoltre, ottenete l'oro e l'argento da parte delle persone che ne hanno". Così, le lettere furono scritte ai sovrani dell'est e dell'ovest e oro, argento e pietre preziose furono raccolte per dieci anni. In trecento anni la città fu costruita secondo il desiderio del re Shaddad. La gente lo informò che avevano completato la costruzione del Paradiso. Ordinò: "Costruire un confine su tutti e quattro i lati e costruire mille palazzi attorno a quel confine e fissate mille bandiere in prossimità di ogni palazzo perché ogni palazzo sara’ occupato da uno dei miei vizir. Tornate indietro e completare l’opera ". Ascoltando ciò, gli incaricati dal re tornarono e costruirono mura e palazzi come erano stati ordinati. Quando la città fu pronta Shaddad ordinò al suo popolo di prepararsi per andare a Iram Dhatul Imad. La gente raccolse beni per il viaggio per dieci anni. Allora il re partì con l'intenzione di visitare Iram. Quando quel paradiso si avvicinava e rimaneva solo il viaggio di un giorno e di una notte, il Signore dei mondi parlò a lui ed a tutti i suoi suoi compagni e tutti morirono dopo averlo ascoltato. Nessuno poteva entrare ad Iram. Nessuno poteva creare una città a sembianza del paradiso. Se mai qualcuno fosse riuscito a vederla e ne avesse raccontato in giro non sarebbe stato creduto e sarebbe stato incatenato come un pazzo. Solamente i fedeli avrebbero avuto accesso al Paradiso al termine dei loro giorni".


... “se è permesso un paradiso sulla terra esso e’ fatto per rimanere nascosto agli occhi degli uomini e nessuno può scoprirlo”...


(Shaykh as-Saduq, Kamaaluddin wa Tamaamun Ni’ma Vol. 2, cap. 54)

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